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    12/10/2007

    morbida

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    la mia mano sul tuo fianco

    le mie dita sui miei fianchi

     

    la mia mano tra i tuoi seni

    le mie dita sui miei seni

     

    le mie labbra su di te

    le mie dita su di me

     

    come sei morbida

    come sei donna

     

    come vorrei averti con me

    ma lascio le dita viaggiare da sole

     

    concerto

     

     

    Un mese fa, un concerto..
    il primo mio e suo..
    tremila persone han detto..
    mi hanno infastidito..
    ero gelosa..
    e poi c'era quella strada e quel posto che non cambierà mai,

    e quella canzone che non riesco più ad ascoltare..

    quella canzone..

    e tremi nel profondo e non sei da nessuna parte,

    e quella strada che non porta da nessuna parte che porta dove non vuoi andare,

    quelle parole, e la luna..

    Perché a volte capita che ti chiedi chi sarà il prossimo chi sarà il prossimo chi sarà il prossimo il prossimo il prossimo...

    il prossimo il prossimo chi sarà il prossimo chi sarà chi sarà chi sarà il prossimo a morire?
    Ho rasentato la commozione.. ed ho pianto ogni volta da lì in poi..
    E passa un mese senza che sia cambiato nulla
    ..sento, è cambiato tutto.
    24/08/2007

    7/27/2007

    la stanza

     

    E quella sensazione

    quella malinconia che ti entra addosso

    e ti pervade

    e ti appiccica dal di dentro

    e scavi

    e cerchi di toglierla

    e ti rinchiudi in una stanza

    solo solo solo

    aspettando che entri

    qualcuno già pronto

    qualcuno che ti aiuti

    qualcuno che scava vicino a te

    che ti scava addosso

    aspetti

    e speri

    e immagini

    e fantastichi

    e inevitabilmente ti affezioni.

     

    11/25/2006

    azione

    La prima volta che sono morto ero ancora un ragazzo.

    Tutto intorno a me non c’era altro che cadaveri. Avevo il viso e le mani rossi di sangue; i vestiti mezzi bruciati e consumati dal fango.

    Il sangue che fuoriusciva dalle ferite creava un vuoto dentro di me, riempito dal freddo accogliente e umido che saliva dalla terra scarlatta e bagnata.

    Ero ormai consapevole del mio destino quando un improvviso bruciore al torace mi tolse il respiro.

    Come quando in una stanza buia s’aprono, senza preavviso, gli scuri alla finestra.

    Il respiro non lo ripresi più e gli scuri non furono più richiusi. Rimasi steso a terra.

    Ucciso dalla sorpresa di quella scheggia distaccatasi da un ordigno appena esploso.

    Non avevo neppure sentito alcuna esplosione o alcun grido in seguito a questi, ma non mi sembra tanto strano. Ero talmente intento a morire da tralasciare tutto il resto.

    La prima volta che sono morto, sono morto in guerra.

     

    La seconda volta che sono morto avevo le mani legate e i piedi incatenati.

    Sono stato umiliato. Sono stato imbavagliato e picchiato.

    Sono stato derubato, deriso, decapitato. È stata una morte piena di speranza.

    Fino all’ultimo non sapevo come m’avrebbero ucciso né se l’avessero fatto.

    Ma alla fine è successo ed hanno scelto una morte scenica. Una mutilazione.

    La testa non la ritrovarono più.

    Mia moglie mi riconoscerà unicamente per la fede nuziale.

    Spietati assassini di una corpo senza nome. Assassini condannati dopo insicure latitanze.

    La seconda volta che sono morto era omicidio aggravato preterintenzionale con sevizia e tortura.

     

    Un’altra volta che sono morto ero in vacanza. Lontano da tutto e da tutti.

    Sono morto nel paradiso terrestre. Ho riempito i miei polmoni con mare.

    Una volta sono morto annegato.

     

    Un’altra volta ancora avevo il viso corroso dal dolore di un male che scava dentro.

    Un male ti corrode l’anima. Un dolore che ti muore tra cuore e fegato.

    Ti rassegna ti disarma.

    Senza più energie per combattere. Senza opporre resistenza. Senza nemmeno la forza per morire.

    Quella volta sono morto di tumore.

     

    Sono morto tutta la vita.

    Morivo per vivere ed ora che muoio veramente non so come si fa.

    Questa è l’ultima volta che muoio e morirò sul serio.

    L’ultima volta morirò da attore.

    7/22/2006

    Conteso

    Conteso, sospeso,

    sorpreso, illeso.

    Cado: vado.

    Svengo: vengo.

    Polverose corde

    mi penetrano,

    mi feriscono,

    mi scrutano, cercano.

    Niente avrete da me!

    Sono morto anch’io

    come i vostri giardini!

    Inutili le vostre esplorazioni,

    incursioni, invasioni.

    La sete si sente.

    Le mete della mente.

    Il giallo e la polvere bruciata tutto intorno.

    Le crepe e le zolle.

    La fame e la fine.

    Sono un pazzo, sono un pozzo senza pozza;

    Son un matto, un mezzo morto.

    4/6/2006

    insonnia

    La notte, il riposo e l'assenza

    la grazia, la pace e l'oblio.

    La notte la fine del fato,

    ritorno al passato.

    Scienza e coscienza.

    L'amore e l'insonnia.

    La notte e il lungo sonno solitario,

    viaggio instancabile

    tra le magie dell'assurdo,

    un gatto, un matto, un ratto.

    La veglia e la sveglia.

    Sono io,

    sono la tua ossessione,

    la tua mania,

    sono la tua magia;

    il tuo delirio,

    la tua resa;

    la tua sordità la tua cecità la tua umiltà la tua dignità,

    la tua necessità,

    la tua vanità la tua assurdità.

    Notte, urla di amanti,

    richiami di mute balene

    che con stridii si attirano.

    Parabolica caduta

    ad ali legate.

    Gambe rotte,

    inutili passi.

    Immagino di sognare,

    fingo di inventare.

    Piccoli rossi mostri mi camminano incontro;

    la dama cade addormentata.

    Fuggo dal reale,

    chiudo gli occhi e ci sono solo giocattoli.

    Si muovono e ballano,

    camminano si agitano pure loro!

    I giocattoli devono stare fermi!!

    E' la mia fantasia che li farà muovere,

    ma solo come voglio io,

    è il mio gioco,

    decido io la storia;

    è il mio mondo.

    Sono stanca.

    Fingerò di emozionarmi.

    amanti

    E in gran silenzio è tornata la Notte.

    La Notte da grande confidente custodisce le splendenti bocche degli amanti.

    Scava dentro le passioni imprigionate nelle menti.

    Le libera le fa scorrere lasciandole libero sfogo.

    E intanto calde labbra sono in attesa in un letto.

    “ Quando arrivi amore mio?”

    Forti emozioni si vivono poco distante.

    “Mi mancavi tesoro mio!”

    E dopo.

    “Niente potrà ora dividerci!”

    Infine.

    “Tu sei del Mio tanto quanto io sono del Tuo!”

    Frasi rubate alla Notte.

    Dichiarazioni di passioni ascoltate di nascosto.

    Appoggiati ad una finestra e poi a quella accanto.

    D’un tratto uno scuro si apre improvviso.

    La Notte viene scoperta a spiare.

    Rimane ad osservare.

    A rubare immagini e parole.

    L’Amante paziente si lancia nella Notte.

    Che non riesce a sorreggere il peso dell’amore ferito.

    “Credevo Tu mi amassi!”